Coronavirus, i preoccupanti silenzi europei

di Federico Fubini

Poiché ormai in gioco c’è anche l’euro, certe volte vanno ascoltati i silenzi tanto quanto le parole. Dopo l’incidente di Christine Lagarde, quel disfarsi di qualunque responsabilità di sostenere i Paesi colpiti da Covid-19, in molti hanno corretto la presidente della Banca centrale europea. Lo hanno fatto il capoeconomista della Bce stessa e i governatori delle banche centrali di Parigi e di Madrid. Lo hanno fatto il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco e poco dopo, intervistato sul Corriere da Daniele Manca, l’italiano nell’esecutivo della Bce Fabio Panetta. Velatamente lo ha lasciato capire persino un uomo intransigente come il presidente della Banca d’Olanda. E sul piano morale e politico, sono intervenuti i presidenti di Italia e Francia. Altri hanno taciuto.

Per esempio i tedeschi Jens Weidmann e Isabel Schnabel, presidente della Bundesbank e componente dell’esecutivo della Bce, non hanno detto una sola parola per rettificare. È normale. Weidmann è sempre stato contro l’idea che la Bce faccia «qualunque cosa serva» — le parole di Mario Draghi — per impedire che un Paese dell’euro arrivi al punto di rottura: aveva cambiato idea giusto l’anno scorso mentre cercava di farsi nominare presidente della Bce. Schnabel invece teorizza da anni il default preventivo dei governi europei che hanno bisogno di aiuto.

Quei silenzi rivelano la partita politica che si sta giocando sotto la tragedia dell’epidemia. In certi ambienti europei serpeggia l’idea che questo è il momento in cui l’Italia finisce in un angolo e dovrà accettare quel che ha sempre rifiutato: un salvataggio del Fondo monetario internazionale o delle istituzioni europee. Dovrà accettarne anche le condizioni, naturalmente. Vista da Berlino, ma non solo, c’è una finestra che si apre per impostare dall’esterno le scelte che sblocchino in futuro l’economia italiana e riducano — magari un po’ forzosamente — il suo vasto debito pubblico.

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