«Serve una visione comune non solo vincere le elezioni»

maggio 10, 2006


Pubblicato In: Giornali, La Stampa

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La polemica sul Gay Pride

«Non mi impressiono davanti alle discussioni e alle polemiche all’interno della coalizione sul rapporto tra etica e politica. E’ inevitabile quando si affrontano le cosiddette questioni sensibili. Il problema è un altro: non basta un programma amministrativo e l’accordo sulle modalità per attuarlo per fare un matrimonio fra culture politiche diverse. Ci vuole un obiettivo in cui fortemente si creda, una visione condivisa di quali sono i rapporti delle persone tra loro e di queste con lo Stato». Franco Debenedetti, ex senatore diessino, commenta così gli sviluppi politici della guerra che ha diviso il centrosinistra subalpino sul corteo del Pride.

Dalla lista unitaria al rischio di vivere da separati in casa. Secondo lei c’è il pericolo che Torino si trasformi in laboratorio politico delle divisioni del nascente partito democratico?
«Il problema è capire se esistono degli obiettivi politici positivi da perseguire insieme oppure se si tratta di un’unità che nasce solo per vincere le elezioni e governare. Il partito democratico si fonda sulla visione comune di cui dicevo? Senza di questa il nuovo soggetto politico avrà vita precaria».

Come si costruisce questa visione unificante?
«Intanto nasce all’interno di presupposti accettati fino in fondo. Sono presupposti di libertà individuale, quelli per cui in uno Stato moderno non c’è confusione tra reato e peccato. Oppure quello per cui l’etica cattolica non può pretendere di occupare tutto lo spazio dell’etica pubblica. Credo che siano affermazioni che tutti, Ds e Margherita, hanno completamente interiorizzato. Se cade di fronte al primo ostacolo pratico secondo me ci deve essere dell’altro».

Che cosa?
«Questo disagio è la spia di un deficit di obiettivi politici sufficientemente motivanti e condivisi i soli che possano permettere di superare le differenze politiche e culturali. Il nuovo soggetto politico non si può fondare solo sull’anti-berlusconismo o su un programma, per quanto dettagliato e preciso, di cose da fare».

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