Episcopio – Brindisi

Con questa visita Brundarte completa l’esame delle tele presenti nell’Episcopio di Brindisi, distribuite tra Vestibolo, Ingresso e le diverse Gallerie (Dei Santi, Biblica e Mariana) avvalendosi dell’aiuto di un prezioso volumetto, “La pinacoteca”, curato da Giacomo Carito e stampato dall’Archidiocesi Brindisi-Ostuni.

Si è colta l’occasione anche per presentare le diverse sale che, in occasione della visita del Papa Emerito Benedetto XVI nel 2008, sono state completamente rinnovate ed arricchite dagli affreschi del maestro Raffaele Murra della scuola di Agesilao Flora.

Vestibolo

Mattia Preti (1613-99) (*), “Offerta a Elia della vedova di Sarepta“, olio su tela, XVII secolo.

L’incontro con la vedova di Zarepta.
La tela brindisina ha come soggetto il celebre passo biblico, prefigurazione del mistero eucaristico. Zarepta di Sidone, si trova fuori dal territorio di Israele. Elia, il grande profeta, le chiede accoglienza alle porte della città. Questa povera donna, senza mezzi di sussistenza, accetta di ospitare questo sconosciuto, straniero, condividendo l’ultima porzione di cibo che possiede. Questo immenso segno di generosità cambierà la sua vita: l’olio nell’orcio e la farina nella madia non verranno mai più a mancare.

Gesù loda la generosità di questa donna che ha dato il suo necessario come offerta a Dio, e ignora le generose offerte dei notabili della città.

Mattia Preti (1613-99), Offerta a Elia della vedova di Sarepta, olio su tela, XVII secolo.

 

Ingresso


Veligno, Pietro Doimo Munzani, olio su tela, XX secolo.
Ritratto di Pietro Doimo Munzani (1890-1951), arcivescovo di Zara, profugo in Brindisi. Provenienza: Basilica Cattedrale, Brindisi.

Veligno, Pietro Doimo Munzani, olio su tela, XX secolo

 

Ignoto meridionale, Canonico del capitolo di Ostuni, olio su tela, XIX secolo.
Ritratto di sconosciuto (Mons. Bovio?) canonico del capitolo della ora Concattedrale di Ostuni.

Ignoto meridionale, Canonico del capitolo di Ostuni, olio su tela, XIX secolo

 

Galleria Benedetto XVI

Biblica

Ignoto meridionale, Fuga in Egitto, olio su tela, XVIII secolo.
Provenienza: Chiesa di San Michele o delle Scuole Pie.

La Fuga in Egitto riprende un prototipo del Grechetto (1610-65) che vasta diffusione ebbe attraverso le riproduzioni a stampa.

Ignoto meridionale, Fuga in Egitto, olio su tela, XVIII secolo

Ignoto meridionale, Cena in Emmaus, olio su tela, XVIII secolo.
Provenienza: Chiesa di San Michele o delle Scuole Pie.

L’episodio evangelico è rappresentato in un’atmosfera di quotidiana intimità.

Ignoto meridionale, Cena in Emmaus, olio su tela, XVIII secolo

Ignoto meridionale, Il sacrificio di Isacco, olio su tela, XVIII secolo
Provenienza: Basilica Cattedrale, già nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi

Il Sacrificio di Isacco segue l’iconografia tradizionale. Isacco sembra rassegnato al sacrificio della propria vita, Abramo è stupito e spaventato al tempo stesso dall’angelo che gli trattiene la mano armata e lo induce a trasgredire al volere divino. Sulla destra compare la testa dell’agnello da sacrificare.

Ignoto meridionale, Il sacrificio di Isacco, olio su tela, XVIII secolo

Ignoto meridionale, Gesù fra i dottori del tempio, olio su tela, XVIII secolo.

Provenienza: Basilica Cattedrale, già nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi

Ignoto meridionale, Gesù fra i dottori del tempio, olio su tela, XVIII secolo

 

Galleria mariana
Lato sinistro
Ignoto meridionale, Educazione di Maria, olio su tela, XVIII secolo.
Provenienza: Basilica Cattedrale, già nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi

Il dipinto, già nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, fu da qui traslato nella basilica Cattedrale. Pare da ascriversi a bottega locale seicentesca legata alla cultura artistica napoletana. Il quadro presenta il tema dell ‘Educazione di Maria, in questa scena Maria ha accanto la madre Anna che le insegna a leggere e sulla destra il padre Gioacchino. Sovrastano la scena la colomba simbolo dello Spirito Santo e alcuni angeli che recano fiori.

Ignoto meridionale, Educazione di Maria, olio su tela, XVIII secolo

Ignoto meridionale, Madonna con Bambino, olio su tela, XVIII secolo.
Provenienza: Basilica Cattedrale, già nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi

Il dipinto, già nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, fu da qui traslato nella basilica Cattedrale. La figura della Madonna seduta e del Bambino benedicente raffigurato in piedi sono ben realizzate: oscurate da una penombra creata da una fonte luminosa. L’opera si deve a bottega locale, influenzata in qualche misura dalla cultura napoletana seicentesca e palesa un generico stanzionismo desunto da iconografie di analogo soggetto.

Ignoto meridionale, Madonna con Bambino, olio su tela, XVIII secolo

Ignoto meridionale, Madonna con Bambino e san Giovannino, olio su tela, XVIII secolo.
Provenienza: Basilica Cattedrale, già nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi Il dipinto, già nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, fu da qui traslato nella basilica Cattedrale. Lo schema compositivo rimanda a modelli classicheggianti. L’opera realizzata tra la fine del ‘600 e primi del secolo successivo deriva da un analogo soggetto raffaellesco, la Madonna del Diadema. In Napoli è la Madonna col Bambino e San Giovannino – il più raffaellesco e classico dei dipinti del Parmigianino che, richiamandosi all’analoga Madonna del diadema della bottega di Raffaello, al Louvre, per la prima volta assume come elemento compositivo prevalente il rapporto tra figure e paesaggi. La copia brindisina è desunta da una stampa come si evince dalla raffigurazione speculare rispetto all’originale.

Ignoto meridionale, Madonna con Bambino e san Giovannino, olio su tela, XVIII secolo

L. Abruzzese, Madonna della Madia, 1895, olio su supporto metallico

Provenienza: Palazzo del Seminario – Brindisi
Opera che riproduce il creduto miracoloso arrivo dell’icona della Madonna della Madia in Monopoli eseguita “a devozione di Ippolito Domenico M.re Romualdo”

Interessante è la vicenda storica legata all’approdo dell’icona bizantina il 16 dicembre 1117 nel porto di Monopoli, mentre era vescovo della città Romualdo, in un periodo in cui il tetto della erigenda nuova Cattedrale non poteva essere completato per mancanza di denaro; le insistenti esortazioni del vescovo Romualdo ai cittadini affinché pregassero la Madonna di aiutarli a completare la chiesa scaturirono nel miracoloso approdo del dipinto. La presenza del Divino si manifesta, secondo la leggenda non confermata da fonti storiografiche, nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1117. La Madonna, in quella notte, andò in sogno al sacrestano della cattedrale di nome Mercurio dicendogli che le travi, tanto agognate dal prelato per la costruzione del tetto della Basilica, erano al porto. Per tre volte il sacrestano si recò dal vescovo Romualdo per riferirgli che le travi erano al porto ma il vescovo non gli diede ascolto e per tre volte il sacrestano fu ricacciato dal vescovo che lo tacciò d’ubriachezza. Ma nel cuore della notte, al fine di vincere l’ottusità del vescovo, gli angeli fecero suonare miracolosamente le campane della città e tanto il clero quanto il popolo si riversarono al porto e videro la zattera, la madia, con sopra l’icona. Al porto, il vescovo per tre volte provò ad afferrare il quadro ma la zattera per tre volte, memore del triplice rifiuto precedente, si ritirò al largo. Compresa quindi la sua mancanza, il vescovo Romualdo riuscì ad afferrare il quadro e diede vita alla prima processione della Madonna della Madia.

L. Abruzzese, Madonna della Madia, 1895, olio su supporto metallico

Ignoto meridionale, Immacolata, sec. XVII, olio su tela

Provenienza: Basilica Cattedrale — Testata destra del transetto
Attesta Domenico Bacci che l’Immacolata, poi traslata in Episcopio era sullo sfondo del braccio del transetto anche se inizialmente pensata per l’altare con lo stesso titolo ora non più esistente. L’immagine della Vergine appare, come di consueto, centrale nel quadro: sotto i suoi piedi, la falce di luna, lungo i margini perimetrali le litanie dell’Immacolata con cartigli didascalici. Il dipinto potrebbe essere replica dell’analoga opera che è nella chiesa del Crocefisso in Taviano siglata ORT. BR. X P. 1637 .

Ignoto meridionale, Immacolata, sec. XVII, olio su tela

Lato destro

Ignoto pugliese, Madonna dei Sette Dolori, olio su tela, XVIII secolo

Provenienza: Basilica Cattedrale

Ignoto pugliese, Madonna dei Sette Dolori, olio su tela, XVIII secolo

Ignoto meridionale. Madonna del Latte, olio su tela, XVIII secolo.

Provenienza: Basilica Cattedrale, già nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi

Il dipinto, già nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, fu da qui traslato nella basilica Cattedrale. Nel dipinto alcuni caratteri stilistici sono genericamente riferibili a una cultura seicentesca: vedi, gli alleggeriti effetti pittorici e chiaroscurali sui volti e le biancastre lumeggiature sugli incarnati che denunciano un’attenzione a dati naturalistici.

Ignoto meridionale. Madonna del Latte, olio su tela, XVIII secolo

Ignoto meridionale, Madonna della Rosa, sec. XVIII, olio su tela.
Provenienza: Chiesa di Santa Teresa degli Scalzi

Opera di buona fattura in cui colpisce la graziosa postura della modella che trattiene tra le dita della mano sinistra una rosa.

Ignoto meridionale, Madonna della Rosa, sec. XVIII, olio su tela

Ignoto meridionale, Annunciazione, sec. XVI, olio su tela.
Provenienza: Chiesa del Cristo dei Domenicani in Brindisi.

L’opera deve ritenersi desunzione tipica della cultura di fine cinquecento – primi del seicento di cui furono protagonisti artisti locali piuttosto modesti che prediligevano operare su schemi compositivi precostituiti come l’utilizzo di stampe. In questo caso si può pensare all’incisione che Agostino Carracci ricavò da un dipinto di Orazio Sanmacchini. La parte superiore della tela, raffigurante il Padre Eterno e angeli rappresenta un’aggiunta settecentesca d’ignoto autore.

Ignoto meridionale, Annunciazione, sec. XVI, olio su tela

Ignoto meridionale, Madonna con Bambino, sec. XVI, olio su tela

Provenienza: Chiesa di San Sebastiano o delle Anime del Purgatorio in Brindisi.

La tela, restaurata il 1999, denota, nelle figure irrigidite, negli effetti chiaroscurali sui visi e sulle vesti, un linguaggio arcaico, tipico della tradizione dei madonnari del secolo XVI. Il gusto attardato ricorda, da un punto di vista compositivo, modi tipici di Jacopo de Vanis che dovette esercitare una certa influenza sulle botteghe brindisine del secondo Cinquecento. Tali influssi stilistici sono riscontrabili nella figura muliebre che reclina leggermente il capo, in quei tipici morfemi delle mani sproporzionate nel rapporto tra le dita e il metacarpo, nei duri panneggi delle vesti. L’opera può ricondursi a una bottega locale della seconda metà del XVI secolo, vicina all’ambiente del de Vanis.

Ignoto meridionale, Madonna con Bambino, sec. XVI, olio su tela

Ignoto meridionale, Addolorata, sec. XVIII, olio su tela
Provenienza: Chiesa delle Suore Missionarie in via Conserva, Brindisi.

Ignoto meridionale, Addolorata, sec. XVIII, olio su tela

Giovanni Balducci, Madonna con Bambino e San Giovannino, sec. XVII, olio su tela.

Provenienza: Episcopio.

Nel dipinto brindisino, come rileva in un recente studio Mauro Conte, la figura imponente della Madonna non appare per nulla distante dal punto di vista del tòpos figurativo, da quelle tracciate dal pittore fiorentino Giovanni Balducci, detto il Cosci (1560-1631), di cui si trova a Bitonto presso la chiesa di San Francesco, un dipinto firmato dall’artista toscano e datato 1614.
Il tema è quello di una Madonna in gloria con Bambino e i santi apostoli ed evangelisti, dove la più antica cultura sartesca si adatta alle esigenze controriformistiche della Roma di fine secolo e dove non mancano nostalgiche adesioni alla maniera toscana, declamante in alcuni momenti l’estro coloristico del Beccafumi. Trovando delle analogie formali, soprattutto nel modo di definire il movimento del braccio destro che sfiora la spalla del san Giovannino, con la gestualità misurata delle madonne ritratte da Giovanni Balducci, si può collocare il dipinto della diocesi brindisina negli stessi anni in cui l’artista fiorentino firmò il quadro di Bitonto ed altri ancora, in alcuni centri della vicina Calabria, dove operò per un certo periodo, vale a dire nei primi quindici anni del secolo diciassettesimo.

Giovanni Balducci, Madonna con Bambino e San Giovannino, sec. XVII, olio su tela

Galleria dei santi

Paolo De Matteis (1662-1728), Sant’Antonio col Bambino, olio su tela.
Provenienza: Basilica Cattedrale, già nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi

Il dipinto, già nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi e da qui traslato nella basilica Cattedrale, presenta motivi stilistici riconducibili, come rilevato da Antonio Infante, a Paolo De Matteis (Piano del Cilento, Orria, SA, 1662 – Napoli 1728).

Paolo De Matteis (1662-1728), Sant’Antonio col Bambino, olio su tela

Ignoto meridionale, Maddalena, olio su tela, XVIII secolo.

Provenienza: Basilica Cattedrale, già nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi

Il dipinto pare opera di pittore “informato sui fatti artistici della cultura napoletana dei primi decenni del Settecento. Pur sviluppando un linguaggio pittorico autonomo l’artista rivela influssi, sia pure vaghi, dell’ambiente solimenesco”.

Ignoto meridionale, Maddalena, olio su tela, XVIII secolo

Ignoto meridionale, San Giuseppe col Bambino, olio su tela, XYIII secolo.
Provenienza: Basilica Cattedrale, già nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi

Il dipinto, già nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi e da qui traslato nella basilica Cattedrale, presenta motivi stilistici riconducibili all’ambiente giordanesco.

Ignoto meridionale, San Giuseppe col Bambino, olio su tela, XYIII secolo

Ignoto meridionale, Sant’Andrea, olio su tela, XVI – XVII secolo.
Il dipinto è opera di un maestro tardo manierista in cui marcato è l’influsso della cultura artistica veneta.


Ignoto meridionale, Sant’Antonio Abate, olio su tela, 1791.

Provenienza: Chiesa di San Sebastiano o delle Anime del Purgatorio
La data è resa dal testo che è sulla tela con indicazione del committente Francesco Olivieri.

Ignoto meridionale, Sant’Antonio Abate, olio su tela, 1791
Part.

Ignoto meridionale, Il martirio di san Pietro, olio su tela, XVI – XVII secolo.
Provenienza: Episcopio

Il dipinto è opera di un maestro tardo manierista in cui marcato è l’influsso della cultura artistica veneta.

Ignoto meridionale, Il martirio di san Pietro, olio su tela, XVI – XVII secolo

Ignoto meridionale, San Paolo apostolo, olio su tela, XVIII secolo.
Provenienza: Basilica Cattedrale, già nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi

Il dipinto, già nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, fu da qui traslato nella basilica Cattedrale.

Ignoto meridionale, San Paolo apostolo, olio su tela, XVIII secolo

Ignoto meridionale, Sant’Agata, olio su tela, XVIII secolo.

Provenienza: Basilica Cattedrale, già nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi

Il dipinto, già nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, fu da qui traslato nella basilica Cattedrale. Pare opera che si muove lungo le direttrici del naturalismo napoletano.

Ignoto meridionale, Sant’Agata, olio su tela, XVIII secolo

Ignoto meridionale, San Michele, olio su tela, XIX secolo.
Provenienza: Basilica Cattedrale, già nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi.

Piccola tela di qualità modesta.

Ignoto meridionale, San Michele, olio su tela, XIX secolo

Ignoto meridionale, San Sebastiano, olio su tela, XVIII secolo
Provenienza: Chiesa di San Sebastiano o delle Anime del Purgatorio.

Ignoto meridionale, San Sebastiano, olio su tela, XVIII secolo

Ignoto meridionale, San Matteo, olio su tela, XVIII secolo.
Provenienza: Episcopio.

Ignoto meridionale, San Matteo, olio su tela, XVIII secolo

Ignoto meridionale, San Gerolamo, olio su tela, XVII secolo.
Provenienza: Episcopio.

Ignoto meridionale, San Gerolamo, olio su tela, XVII secolo

Ignoto meridionale, San Lorenzo da Brindisi, olio su tela, XX secolo.
Copia del celebre ritratto di san Lorenzo da Brindisi (1559-1619) eseguito da Tommaso Pietro Labruzzi (1739-1805).

Ignoto meridionale, San Lorenzo da Brindisi, olio su tela, XX secolo

S. Marina, S. Leucio e S. Pelino, questi ultimi protettori di Brindisi (1725).

S. Marina, S. Leucio e S. Pelino, questi ultimi protettori di Brindisi (1725)

 

Particolare con la data scritta in basso a destra della tela

Il Papa a Brindisi
La visita pastorale del Papa Emerito Benedetto XVI a Brindisi, nelle giornate del 14 e 15 giugno 2008, ha lasciato un segno profondo anche nelle strutture dell’Episcopio che lo hanno accolto e che, per l’occasione, erano state tutte profondamente rinnovate.
Ci si avvalse dell’opera di un pittore e decoratore locale Raffaele Murra (**), ultimo discepolo della scuola di Agesilao Flora (vedi Palazzo Imperiali e Palazzo D’Ippolito a Latiano), per provvedere all’allestimento artistico di tutti gli ambienti che hanno ospitato il Pontefice.
Ad oggi è ancora intatto il mini appartamento composto da studio, camera da letto e toilette, che a lui era stato riservato.
Nella stessa zona vi è la “Sala del trono”, in cui sono stati affrescati gli stemmi dei 101 vescovi che si sono succeduti alla guida della Diocesi di Brindisi, partendo da San Leucio. Altri 19 stemmi sono stati lasciati in bianco per i futuri vescovi.
Stemmi realizzati secondo gli emblemi e i colori originali in questo stesso ambiente ove anche il tetto è stato dipinto con disegni ornati di stile Seicentesco. Qui vi è lo stemma Papale del Vaticano e quello vescovile, mentre negli angoli vi sono le immagini dei quattro Evangelisti.
La stessa sala fu utilizzata da papa Benedetto XVI per consumare la cena del sabato sera.
E’ stata affrescata anche la sala antistante quella del trono, utilizzata come sala di attesa, con motivi decorativi e al centro un grande rosone con lo stemma episcopale di mons. Talucci.

Nella Cappella dell’Episcopio dove il Papa incontrò le Monache di Clausura della diocesi, Benedettine e Carmelitane, fu decorato l’arco trionfale e la croce su cui è stata applicata la struttura di Cristo. La volta non è stata affrescata.

L’appartamento Papale

Anticamera

Studio

Camera

Salottino

La Cappella privata

Sala d’attesa

La Sala del Trono

 

Sala dei Dottori della Chiesa

Saletta

Corridoi

 

 

Si ringraziano la Direttrice della Biblioteca Arc. “A. De Leo” Katiuscia Di Rocco e l’Economo Diocesano Mons. Antonio De Marco che hanno permesso la realizzazione del servizio

Note:

(*) Mattia Preti, detto il Cavalier Calabrese, nacque a Taverna (Catanzaro) nel 1613.
Giunse a Roma agli inizi degli anni 30 entrando in contatto con la pittura di Caravaggio e dei caravaggisti. Importanti per la sua formazione furono i suoi viaggi ricordati dalle fonti ma di cui non si ha notizia certa. Quasi sicuramente si trovò nell’Italia settentrionale dove si accostò alla pittura emiliana dei Carracci, di Lanfranco, del Guercino e alla pittura veneta del Veronese.
Alla fase romana della sua attività appartengono gli affreschi in S. Giovanni Calibita e nell’abside di S. Andrea della Valle dove eseguì gli affreschi con Storie di S. Andrea; nel 1652 eseguì l’affresco in San Carlo ai Catinari a Roma rappresentante L’elemosina di San Carlo.
L’anno successivo il pittore si trovò già a Napoli dove eseguì grandi serie di affreschi e numerose pale d’altare diventando personalità di spicco nella città.
Tra il 1657 e il 1659 eseguì gli affreschi votivi per la peste, oggi perduti, sulle porte della città; eseguì il ciclo, sul soffitto della chiesa di San Pietro a Maiella, con Storie della vita di San Pietro Celestino e Santa Caterina d’Alessandria, le due redazioni del Figliuol prodigo che oggi si trovano al museo di Capodimonte e a Palazzo Reale a Napoli, il San Sebastiano per la chiesa di S.Maria dei Sette Dolori e la Madonna di Costantinopoli nella chiesa di San’Agostino agli Scalzi.
Nel 1661 l’artista si stabilì a Malta dove, come pittore ufficiale dei Cavalieri dell’Ordine, fu impegnato nella decorazione della cattedrale di S. Giovanni a La Valletta con Storie del Battista e in numerose tele per le chiese dell’isola.
Morì nel 1699 a La Valletta.

(**) Il maestro Raffaele Murra, 72 anni, fin dall’età di dieci anni ha iniziato il lavoro di decoratore e pittore alle dipendenze del papà Salvatore, discepolo del pittore Agesilao Flora. E’ sposato e padre di tre figli. La famiglia Murra è originaria di Gallipoli. Quando Salvatore Murra, si sposò, con una latianese, la famiglia si trasferì a Latiano dove nacquero i loro figli tra cui Raffaele che oggi è uno degli ultimi maestri decoratori del XIX secolo. Diverse le chiese e ville patronali del Salento che il maestro Murra ha affrescato nella sua lunga carriera artistica. Diversi anche i riconoscimenti religiosi e civili che ha ricevuto.

Bibliografia e sitigrafia:

Legenda: allo scopo di non tediare il lettore con la ripetizione delle fonti citate, è stato attribuito un numerino per ogni opera consultata, che si ritroverà al termine della citazione e che consentirà l’esatta attribuzione bibliografica.”

  1. Il servizio è stato estratto da “La pinacoteca”, curato da Giacomo Carito e stampato dall’Archidiocesi Brindisi-Ostuni, Museo Diocesano “G. Tarantini”
  2. Tutte le notizie relative al maestro R. Murra e all’arrivo del Papa a Brindisi sono state estratte dall’aricolo online che potrete trovare a questo link http://www.ilgazzettinobr.it/v2/index.php?option=com_content&view=article&id=9748:apre-a-le-colonne-qhamq&catid=16:attualita&Itemid=2

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