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I Medici, la parola alla critica (rassegna stampa)

medici-p2In questo post vedremo le opinioni dei critici televisivi sulla fiction-kolossal I Medici (martedì in prima serata su Rai1 la seconda puntata), una parziale rassegna stampa di quello che è uscito sui giornali e sul web. 


Il nostro commento | I Medici ci hanno somministrato il sonnifero

Aldo Grasso sul Corriere della Sera ci indica subito i termini di paragone su cui dobbiamo criticamente valutare I Medici: non i Don Mattei italiani ma la serialità americana:

«I Medici», ideato da Nicholas Meyer e Frank Spotnitz, diretto da Sergio Mimica Gezzan, non si confronta con la fiction italiana ma con quella internazionale […] L’intento, spesso raggiunto, è quello di rendere avvincente una storia che può godere di uno degli scenari più belli del mondo.

Ma anche Grasso pone subito in luce le pecche del prodotto:

Ogni tanto, però, si cade nel didascalico e l’uso eccessivo del flashback a volte rompe la linearità della storia, a volte rompe, e basta.

Più entusiasta Antonio Dipollina che, su Repubblica, che parla di una Rai che “fa centro” con una fiction “american style”:

stavolta si cerca di giocare nella modernità della serialità d’alto livello […]. E in tale spinta propulsiva, si è arrivati a scene ardite e amori idem e perfino, sacrilegio vero, a complicare la trama senza spiegare passo passo, in vecchio stile Raiuno, cosa stava succedendo.


L’esperto di tv, nonché consigliere Rai, Carlo Freccero – ripreso da Il Secolo XIX – attualizza la serie e parla del potere della finanza, ieri come oggi:

“I Medici” racconta la storia di questa dinastia come un political drama con toni thriller, alla House of Cards. Una serie che vuole collocarsi nel mercato internazionale ed è per questo che, grazie allo showrunner americano, viene creata una dimensione nuova della narrazione. Le serie funzionano se parlano dell’oggi, se parlano al nostro immaginario: questa lo fa parlando dell’oligarchia più forte, che è la finanza. Al tempo dei Medici la finanza dominava ogni potere e nominava anche i papi. Allora, come oggi, la finanza vince su ogni cosa.

Su IlFattoQuotidiano.it, Domenico Naso smaschera i difetti della fiction:

Dietro l’intenzione di confezionare un prodotto contemporaneo e adatto anche a un pubblico tradizionalmente distante dall’ammiraglia Rai, ben presto nello sviluppo televisivo delle vicende raccontate ha fatto capolino il sempiterno “sceneggiato”.

Naso mette poi in luce cosa non funziona ne I Medici:

Un occhio superficiale e assuefatto ai polpettoni italici troverebbe ben pochi difetti. […]. Eppure basta frequentare anche sporadicamente altri lidi televisivi per capire che la scrittura dei dialoghi è vecchia e polverosa, nonostante qualche spunto che per la prima serata di RaiUno può sembrare persino coraggioso. E poi la fotografia, santo cielo, è la solita fotografia da prodotto televisivo all’italiana


Anche Maurizio Caverzan, su La Verità, evidenzia carenze simili:

Le premesse sono ottime, dunque. Purtroppo è la sceneggiatura a difettare, perdendo di definizione nei continui flashback […] Anche i dialoghi avrebbero goduto di un editing più pignolo e ci saremmo evitati […] di sentir parlare di «autopsia» già in epoca rinascimentale.  In definitiva, se si può apprezzare l’ambizione e lo sforzo dell’operazione messa in campo da Rai Fiction, bisogna ammettere che per competere con il meglio della serialità internazionale c’è ancora un po’ di strada da percorrere.

Di tenore simile il commento di Francesco Specchia su Libero:

Il modello narrativo qui, appunto, è quello degli «sceneggiatoni» dei tempi Rai di Bernabei […] E cioè: regia solida ma senza sprazzi sperimentativi […] qui il «modello italiano» si mangia tutte le innovazioni drammaturgiche che siamo abituati a sciropparci negli ultimi dieci anni di serie americane

Una stroncatura totale arriva invece da Wired che lamenta il doppiaggio asincrono, il trucco e i costumi troppo “dark”. E poi:

il vano tentativo di avvicinarsi ai prodotti realizzati dalle produzioni HBO risulta solo fastidioso. La CGI è sciatta e dozzinale, nemmeno il panorama della bella Firenze riesce a risollevare la situazione. La combo con Renaissence, il brano cantato da Skin dà l’impressione che si stia per assistere ad un procedural di serie B. Tutta la colonna sonora, in realtà, è invadente e distonica. Le luci sono fredde, la fotografia è datata. Le bellezze architettoniche appiccicate sullo sfondo

 

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